Cos’hai in testa?

Cosa c’é dentro la nostra testa?

A questa domanda generalmente tutti rispondono con facilità: “il cervello”

Ma  se  vi domando come fa questo “coso” a farci provare  emozioni, sensazioni, sentimenti, paura ansia e sofferenze varie … Ecco che le cose si complicano e le risposte, se ci sono, diventano sempre più imprecise e nebulose. Sicuramente hai  sentito parlare dei neuroni, magari hai  anche sentito parlare delle sinapsi.  e sicuramente sai che  i neuroni  sono  delle cellule “nervose”  che fanno parte del nostro cervello  del sistema nervoso…di “coso” ma tutto finisce li.

Se ti domandassi:

Che cos’é un emozione? Che Cos’é una paura? Che cos’é lansia?

Ecco che si comincia a brancolare nel buio…o peggio si incomincia a filosofeggiare.

 

Per tutti pensare é un dato di fatto!

Per tutti “il pensare” é un dato di fatto  é una cosa scontata e tutti crediamo di farlo nel modo migliore possibile.

Provare sensazioni ed emozioni lo consideriamo  assolutamente una cosa inevitabile, automatica  e soprattutto un qualcosa al di fuori del nostro controllo. Un qualcosa su cui  non possiamo agire…e che subiamo

Tutti noi siamo convinti che siamo in balia delle nostre emozioni e che non possiamo farci nulla se non evitare situazioni in cui sappiamo o presumiamo potremmo provare un certo tipo di sensazione sgradevole o, al contrario,  possiamo scegliere di andare verso quelle situazioni  che   invece  pensiamo o supponiamo ci procureranno sensazioni gradevoli se non addirittura gioiose

In pratica viviamo evitando qualcosa per andare verso qualcos’altro che preferiamo

 

Possediamo una Ferrari ...

ma siamo convinti di guidare una 500…solo perché non ci  é mai venuto in mente di alzare il cofano e vedere cosa c’é sotto.  Quando dichiari che qualcosa  ti piace, che il comportamento di qualcuno ti ferisce e lo detesti…come  fai a dirlo? Perché ti piace qualcosa che altri detestano   e viceversa?

Che reazioni avvengono in  “coso” affinché tu possa dire che una cosa ti é gradita ed un altra no? C’é stato un cliente un giorno che   mi ha detto: “ascolta Alex, io non sono qui per parlare del cervello e di tutte quelle cose li,… sono qui perché la mia vita così com’é non mi piace e voglio che tu mi aiuti a cambiarla”.  Ma come si può sperare di cambiare qualcosa della propria vita senza sapere nulla di noi stessi  e di come funzioniamo.

Come fai a cambiare una convinzione,  ad esempio, se nemmeno sai riconoscerla?

E non parlo di teorie più  o meno avvincenti, o filosofie o altro…parlo del nostro semplice e al tempo stesso, complesso funzionamento neurale. Sto parlando di alzare il cofano della nostra macchina.

Quando dici di essere  “giu” che cosa avviene nel tuo “coso”?

Quando dici che vedi il bicchiere mezzo pieno o che vedi tutto nero sono solo modi di dire o é quello che vedi  effettivamente nella tua mente.?

 

Non occorre diventare neuroscienziati..

Certamente  non tutti  vogliono  diventare dei neuro scienziati e nemmeno sto dicendo che sia necessario….sto solo dicendo  di assumere una certa consapevolezza di se stessi per poter comprendere come effettuare i cambiamenti  che cerchiamo…e soprattutto per poter essere in grado  di effettuare scelte ragionate e consapevoli…e non doverci fidare ciecamente dell’aiuto di qualcuno.

Ed ecco perché nel prossimo video  approfondiremo un po di più “coso.”

 Alex Risso  

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Quando un silenzio diventa un rifiuto: distinguere i fatti dalle interpretazioni

Hai mandato un messaggio. Lo hai scritto, riletto, forse modificato prima di inviarlo.Poi aspetti.Passano dieci minuti. Mezz’ora. Un’ora.La risposta non arriva e, a un certo punto, cominci a pensare:«Non le importa di me.»«Ho detto qualcosa di sbagliato.»«Mi cerca soltanto quando ha bisogno.»Il telefono è ancora fermo sul tavolo, ma dentro di te la situazione è cambiata. Adesso senti delusione, rabbia, forse il bisogno di scrivere di nuovo.Come sei passata da una risposta che non arriva alla certezza di non essere importante?È da questa domanda che vorrei cominciare il blog di Alessandra.Quello che accade e quello che significa per tePartiamo da ciò che sappiamo: hai inviato un messaggio e, fino a questo momento, non hai ricevuto una risposta.Questo è il fatto.«Non le importa di me» è una possibile interpretazione. Potrebbe trovare conferma in altri comportamenti della persona, oppure potrebbe non descrivere ciò che sta accadendo.Forse sta lavorando. Forse non sa come rispondere. Forse sta prendendo le distanze.Non abbiamo ancora informazioni sufficienti per scegliere una spiegazione con certezza.Eppure, nell’attesa, possiamo iniziare a vivere una delle possibilità come se fosse già dimostrata.Una conclusione può sembrarci convincente anche quando abbiamo ancora pochi elementi per sostenerla.«Io lo so come vanno queste cose»Immaginiamo Coso, il personaggio attraverso il quale do voce ai nostri dialoghi interiori, seduto accanto al telefono.«Non risponde», dice.«Questo lo vedo.»«Quindi non le interessi.»«Come sei arrivato a questa conclusione?»«È già successo.»«Con questa persona?»«Anche con altre.»«Allora guardiamo quello che è successo questa volta.»Coso incrocia le braccia. Lui una spiegazione l’ha già trovata.Potresti riconoscerti in questo dialogo. Un’esperienza dolorosa può diventare il riferimento attraverso cui interpreti una situazione nuova. Quando trovi qualcosa di familiare, sei portata ad aspettarti anche lo stesso finale.Vale la pena ascoltare quel timore e chiederti su quali elementi si stia basando.E se fosse davvero disinteresse?Distinguere i fatti dalle interpretazioni non significa giustificare qualsiasi comportamento.Se una persona ti ignora ripetutamente, non rispetta gli accordi o compare soltanto quando le serve qualcosa, questi comportamenti meritano attenzione.Puoi osservare la continuità nel tempo, parlare di ciò che ti pesa e decidere quali limiti porre. Per farlo, non devi conoscere con certezza le intenzioni dell’altra persona.Puoi dire:«Quando i miei messaggi restano spesso senza risposta, faccio fatica a vivere questo rapporto con serenità. Vorrei capire quali aspettative possiamo condividere.»Questa frase descrive un’esperienza e apre una domanda. Ti permette di raccogliere informazioni utili per scegliere.Un piccolo esercizio: quattro righe prima di reagireLa prossima volta che un silenzio ti fa soffrire, prendi un foglio e completa queste quattro frasi.1. Il fatto che posso descrivere è…«Ho scritto questa mattina e non ho ancora ricevuto risposta.»2. Il significato che gli sto dando è…«Penso di non essere importante per questa persona.»3. Quello che so e quello che ancora non so sono…«So che oggi lavora. Non so se abbia letto il messaggio o perché non abbia risposto.»4. Una risposta che posso scegliere è…«Posso aspettare, dedicarmi a ciò che avevo programmato e, se questa situazione si ripete, parlarne direttamente.»L’esercizio non serve a cancellare ciò che provi. Serve a rendere visibile il passaggio tra un evento, la tua lettura e la risposta che stai per dare.Da qui comincia una sceltaNel Metodo S.C.E.L.T.A.® parto dal significato: che cosa rappresenta per te ciò che è accaduto? Da quella domanda puoi osservare l’emozione, verificare la tua lettura della realtà e cercare una possibilità di azione diversa.A volte il primo passo è molto piccolo:«Sto soffrendo. Prima di reagire, voglio capire meglio.»Potresti scoprire che avevi interpretato troppo in fretta. Oppure potresti riconoscere un comportamento che non vuoi più accettare. In entrambi i casi, avrai più elementi su cui basare la tua scelta.Pensa a un episodio recente: quale fatto hai osservato e quale conclusione ne hai tratto?Puoi raccontarlo nei commenti, se ti va, senza nomi o dettagli privati.Se desideri approfondire questo percorso, nella pagina di Metodo S.C.E.L.T.A.® – Volume I: Imparare a vedere, su www.alexrisso.it, puoi richiedere gratuitamente l’introduzione e il primo capitolo.Alessandra RissoMental Coach – Trainer – Autrice

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