Vis a Vis: Disforia di Genere

Cos’è la Disforia di Genere?

Oggi proseguiamo il nostro viaggio nelle etichette che siamo soliti attribuire e attribuirci e di cui in psicologia si fa grande uso. La volta  scorsa ho cominciato con omosessualità rispondendo ad una domanda che qualcuno mi ha posto  durante  luna delle mie LIVE su TikTok : cosa pensavo dell’omosessualità.

Oggi voglio continuare il viaggio cominciato la volta scorsa parlando di Disforia di Genere (un altra bella etichetta che si sono inventati per cercare di parlare

Sapete quante parole (etichette)   hanno coniato per cercare di definire l’indefinibile?

Nemmeno si stesse parlando di energia atomica.

Tanto per cominciare i ricercatori  (di cosa?) hanno cominciato a fare una suddivisione tra: sesso, genere, e identità. e sulla base di queste tre differenziazioni hanno coniato i termini identità di genere, identità di ruolo e ideale di ruolo e molto altro.

Tre belle etichette neurali che entrando in noi scatenano tutta una serie di reazioni neurali. Non dimentichiamoci che ogni volta che il nostro DUDE ascolta una parola reagisce in qualche maniera generando tempeste neurali  di ogni tipo….

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Quando un silenzio diventa un rifiuto: distinguere i fatti dalle interpretazioni

Hai mandato un messaggio. Lo hai scritto, riletto, forse modificato prima di inviarlo. Poi aspetti. Passano dieci minuti. Mezz’ora. Un’ora. La risposta non arriva e, a un certo punto, cominci a pensare: «Non le importa di me.»«Ho detto qualcosa di sbagliato.»«Mi cerca soltanto quando ha bisogno.» Il telefono è ancora fermo sul tavolo, ma dentro di te la situazione è cambiata. Adesso senti delusione, rabbia, forse il bisogno di scrivere di nuovo. Come sei passata da una risposta che non arriva alla certezza di non essere importante? È da questa domanda che vorrei cominciare il blog di Alessandra. Quello che accade e quello che significa per te Partiamo da ciò che sappiamo: hai inviato un messaggio e, fino a questo momento, non hai ricevuto una risposta. Questo è il fatto. «Non le importa di me» è una possibile interpretazione. Potrebbe trovare conferma in altri comportamenti della persona, oppure potrebbe non descrivere ciò che sta accadendo. Forse sta lavorando. Forse non sa come rispondere. Forse sta prendendo le distanze. Non abbiamo ancora informazioni sufficienti per scegliere una spiegazione con certezza. Eppure, nell’attesa, possiamo iniziare a vivere una delle possibilità come se fosse già dimostrata. Una conclusione può sembrarci convincente anche quando abbiamo ancora pochi elementi per sostenerla. «Io lo so come vanno queste cose» Immaginiamo Coso, il personaggio attraverso il quale do voce ai nostri dialoghi interiori, seduto accanto al telefono. «Non risponde», dice. «Questo lo vedo.» «Quindi non le interessi.» «Come sei arrivato a questa conclusione?» «È già successo.» «Con questa persona?» «Anche con altre.» «Allora guardiamo quello che è successo questa volta.» Coso incrocia le braccia. Lui una spiegazione l’ha già trovata. Potresti riconoscerti in questo dialogo. Un’esperienza dolorosa può diventare il riferimento attraverso cui interpreti una situazione nuova. Quando trovi qualcosa di familiare, sei portata ad aspettarti anche lo stesso finale. Vale la pena ascoltare quel timore e chiederti su quali elementi si stia basando. E se fosse davvero disinteresse? Distinguere i fatti dalle interpretazioni non significa giustificare qualsiasi comportamento. Se una persona ti ignora ripetutamente, non rispetta gli accordi o compare soltanto quando le serve qualcosa, questi comportamenti meritano attenzione. Puoi osservare la continuità nel tempo, parlare di ciò che ti pesa e decidere quali limiti porre. Per farlo, non devi conoscere con certezza le intenzioni dell’altra persona. Puoi dire: «Quando i miei messaggi restano spesso senza risposta, faccio fatica a vivere questo rapporto con serenità. Vorrei capire quali aspettative possiamo condividere.» Questa frase descrive un’esperienza e apre una domanda. Ti permette di raccogliere informazioni utili per scegliere. Un piccolo esercizio: quattro righe prima di reagire La prossima volta che un silenzio ti fa soffrire, prendi un foglio e completa queste quattro frasi. 1. Il fatto che posso descrivere è… «Ho scritto questa mattina e non ho ancora ricevuto risposta.» 2. Il significato che gli sto dando è… «Penso di non essere importante per questa persona.» 3. Quello che so e quello che ancora non so sono… «So che oggi lavora. Non so se abbia letto il messaggio o perché non abbia risposto.» 4. Una risposta che posso scegliere è… «Posso aspettare, dedicarmi a ciò che avevo programmato e, se questa situazione si ripete, parlarne direttamente.» L’esercizio non serve a cancellare ciò che provi. Serve a rendere visibile il passaggio tra un evento, la tua lettura e la risposta che stai per dare. Da qui comincia una scelta Nel Metodo S.C.E.L.T.A.® parto dal significato: che cosa rappresenta per te ciò che è accaduto? Da quella domanda puoi osservare l’emozione, verificare la tua lettura della realtà e cercare una possibilità di azione diversa. A volte il primo passo è molto piccolo: «Sto soffrendo. Prima di reagire, voglio capire meglio.» Potresti scoprire che avevi interpretato troppo in fretta. Oppure potresti riconoscere un comportamento che non vuoi più accettare. In entrambi i casi, avrai più elementi su cui basare la tua scelta. Pensa a un episodio recente: quale fatto hai osservato e quale conclusione ne hai tratto? Puoi raccontarlo nei commenti, se ti va, senza nomi o dettagli privati. Se desideri approfondire questo percorso, nella pagina di Metodo S.C.E.L.T.A.® – Volume I: Imparare a vedere, su www.alexrisso.it, puoi richiedere gratuitamente l’introduzione e il primo capitolo. Alessandra RissoMental Coach – Trainer – Autrice

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Alessandra Risso – Mental Coach
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Sede: Vergiate (VA) – Italia
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