Una tecnica inaspettata per cambiare vita

Ognuno di noi  basa la propria  vita,  su tutta una serie di CONVINZIONI.

Tra queste le più deleterie per il proprio sviluppo sono quelle che riguardano noi stessi.

Sono quelle  che ci dicono: chi crediamo di essere, cosa   pensiamo di noi, cosa  crediamo di poter di fare, di realizzare, di progettare.

Ebbene la prima cosa che dobbiamo fare, se vogliamo dare una svolta alla nostra vita,  é proprio andare a rivedere tutte quelle convinzioni limitanti che ci impediscono , giorno dopo giorno, di vivere appieno la nostra vita. 

L’altro giorno parlando con il mio amico Claude gli ho fatto una domanda: 

Perché Cloud, ogni volta che  penso di essere pronto a fare il fatidico primo passo,  all’improvviso mi sento fiacco, vuoto, senza energia  e pronto ad abbandonare  , o quanto meno rimandare quello in cui voglio cimentarmi?

 

Perché  Cloud? il giorno prima mi sento un leone  e poi… quando giunge il momento … tutti i dubbi di questo mondo mi assalgono e mi bloccano?

 

Mi sai dire perché?

 

Claude, come suo solito mi lascio finire  e dopo una breve pausa disse: “Alex, amico mio, questa é proprio una bella domanda, anche perché riguarda milioni di persone. Non credere infatti di essere l’unico che si trova a dover fronteggiare  questo genere di cose. E’ un fenomeno diffusissimo  ed anzi questo genere di “comportamento” lo si può considerare il vero spartiacque  che divide  le persone che RIESCONO da quelle che “galleggiano” nel fiume della vita….che vivono una vita  di rimandi ed abbandoni.

Aggiungi La sensazione di non essere all'altezza

La scrittrice  Louise Hay, a suo tempo dichiarò e sottolineò che le radici della maggior parte  dei problemi  nella vita risiedono  nella “SENSAZIONE DI NON ESSERE ALL’ALTEZZA”.

Il Dr. Alfred Adler rincara la dose affermando che  per l’uomo occidentale  é naturale  provare sentimenti di inferiorità: é una sensazione  che ha origini nell’infanzia e che spessissimo si protrae nell’età adulta.

 

Molte, moltissime persone, a causa delle loro CONVIZIONI  , per lo più infondate, pensano  erroneamente  di essere persone limitate in termini di intelligenza, talento , capacità  creatività o abilità di qualsivoglia  tipo.

Quante volte ti é successo?

Quante volte  ci siAMO SENTITI   fuoriposto indegni  di sedere a tavolo della vita.

Quante volte  ci  siamo scoperti a pensare : “ … Come ti permetterti di sedere  a questo tavolo?…chi ti credi di essere?…non vedi che sei ridicolo?…Torna a casa che é meglio.” 

Quante volte con questi pensieri in testa ci siamo scusati e abbandonato la scena  …magari  appellandoci ad un malanno di qualche tipo sopraggiunto improvvisamente? pur di battere in ritirata.

Ti rendi conto di quanto sono potenti le convinzioni?

Non ha importanza se ce le siamo create o se ce le hanno create.

Il punto é che agiscono su di noi  in maniera possente. ..obbligandoci a lasciar perder, abbandonare la scena , ritirarci scappare pur di non provare  quelle sensazioni così sgradevoli che ci pervadono  in quelle situazioni.

Quando  parlo di queste cose solitamente vengo subito  incalzato con frasi del tipo:

Perché mai avrei dovuto farlo? Non sono mica stupido.

Non si tratta di essere stupidi o meno, si tratta,  di un mancato aggiornamento delle proprie convinzioni ed ogni volta che ci troviamo in una determinata  situazione ecco che apriamo il cassetto dei nostri comportamenti ed estraiamo quello che troviamo all’interno.…peccato che spesso  quei comportamenti   li abbiamo mesi nel cassetto quando eravamo poco più di un soldo di cacio….quando eravamo dei bambini e osservavamo il mondo con  gli occhi di un bambino.

Camminando leggendo il Topolino

Quand’ero un bambino ricordo che un giorno  feci una gran brutta esperienza che mi valse un bel bernoccolo.

Io e la Mamma stavamo andando a comprare qualcosa ed, camminando al suo fianco e concentrato com’ero sul fumetto non vidi un muretto che mi sbarrava la strada ed io  caddi rovinosamente. Ricordo quel muro come alto almeno un metro, e ricordo che mi ero fatto un bernoccolo gigantesco.

Anni fa volli andare sul luogo del misfatto e dopo la sorpresa di aver trovato lo stesso muricciolo al suo posto rimasi deluso. Ciò che mi ero portato con me per cinquant’anni  era il ricordo di un muro vero e proprio mentre in realtà era solo un cordolo di una ventina di centimetri.

Allo stesso modo noi generiamo le nostre convinzioni.

Esperienze che per un bambino possono sembrare devastanti  anni dopo sarebbero considerati semplicemente dei contrattempi.

Le nostre convinzioni più potenti  ce  le siamo  formate in gran parte a seguito di esperienze vissute da 0 a 6 anni.  E’ in quell’età che ciascuno di noi  si forma una prima idea del mondo e si fa una prima idea del suo funzionamento.

E la cosa non sarebbe un problema  se non fosse che noi cresciamo, maturiamo, cambiamo stile di vita, di rapporto con gli altri.. in pratica ci evolviamo dimenticandoci però di “aggiornare le nostre convinzioni” , di aggiornare i nostri comportamenti…ed ecco che cominciano i problemi.

Adulti che si comportano come bambini

Quante volte ci é capitato di vedere  adulti comportarsi COME “bambini”?

Generalmente  li  condanniamo non sapendo però che stanno solo mettendo in essere il solo comportamento   che hanno trovato nel loro cassetto dei comportamenti. Un “behavior” per dirla all’inglese,  basato su convinzioni  ormai superate.

Basterebbe solo aggiornare o aggiungere anche solo un’altro possibile comportamento nel cassetto dei comportamenti  per  generare un cambiamento che ha dell’incredibile.

Il fatto che  non abbiamo  aggiornato le nostre convinzioni fino ad ora  non significa che non possiamo farlo adesso.

Le convinzioni non sono  scolpite nella roccia. Tutte le convinzioni si possono modificare, arricchire, ridurre a nostro insindacabile giudizio e soprattutto le possiamo  aggiornare in brevissimo tempo, quando e come vogliamo.

Nessuno nasce condannato ad essere quello che ha PENSATO  fino ad oggi di essere.

Noi siamo  esseri in costante evoluzione, da quando nasciamo a quando giungiamo al termine  della nostra vita, non facciamo altro che agire e reagire ed apprendere e nessuno é esattamente uguale al giorno prima…figuriamoci uguale ad anni prima.  Il futuro é a nostra disposizione pronto per essere plasmato da noi.

 

Alex RIsso

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Quando un silenzio diventa un rifiuto: distinguere i fatti dalle interpretazioni

Hai mandato un messaggio. Lo hai scritto, riletto, forse modificato prima di inviarlo. Poi aspetti. Passano dieci minuti. Mezz’ora. Un’ora. La risposta non arriva e, a un certo punto, cominci a pensare: «Non le importa di me.»«Ho detto qualcosa di sbagliato.»«Mi cerca soltanto quando ha bisogno.» Il telefono è ancora fermo sul tavolo, ma dentro di te la situazione è cambiata. Adesso senti delusione, rabbia, forse il bisogno di scrivere di nuovo. Come sei passata da una risposta che non arriva alla certezza di non essere importante? È da questa domanda che vorrei cominciare il blog di Alessandra. Quello che accade e quello che significa per te Partiamo da ciò che sappiamo: hai inviato un messaggio e, fino a questo momento, non hai ricevuto una risposta. Questo è il fatto. «Non le importa di me» è una possibile interpretazione. Potrebbe trovare conferma in altri comportamenti della persona, oppure potrebbe non descrivere ciò che sta accadendo. Forse sta lavorando. Forse non sa come rispondere. Forse sta prendendo le distanze. Non abbiamo ancora informazioni sufficienti per scegliere una spiegazione con certezza. Eppure, nell’attesa, possiamo iniziare a vivere una delle possibilità come se fosse già dimostrata. Una conclusione può sembrarci convincente anche quando abbiamo ancora pochi elementi per sostenerla. «Io lo so come vanno queste cose» Immaginiamo Coso, il personaggio attraverso il quale do voce ai nostri dialoghi interiori, seduto accanto al telefono. «Non risponde», dice. «Questo lo vedo.» «Quindi non le interessi.» «Come sei arrivato a questa conclusione?» «È già successo.» «Con questa persona?» «Anche con altre.» «Allora guardiamo quello che è successo questa volta.» Coso incrocia le braccia. Lui una spiegazione l’ha già trovata. Potresti riconoscerti in questo dialogo. Un’esperienza dolorosa può diventare il riferimento attraverso cui interpreti una situazione nuova. Quando trovi qualcosa di familiare, sei portata ad aspettarti anche lo stesso finale. Vale la pena ascoltare quel timore e chiederti su quali elementi si stia basando. E se fosse davvero disinteresse? Distinguere i fatti dalle interpretazioni non significa giustificare qualsiasi comportamento. Se una persona ti ignora ripetutamente, non rispetta gli accordi o compare soltanto quando le serve qualcosa, questi comportamenti meritano attenzione. Puoi osservare la continuità nel tempo, parlare di ciò che ti pesa e decidere quali limiti porre. Per farlo, non devi conoscere con certezza le intenzioni dell’altra persona. Puoi dire: «Quando i miei messaggi restano spesso senza risposta, faccio fatica a vivere questo rapporto con serenità. Vorrei capire quali aspettative possiamo condividere.» Questa frase descrive un’esperienza e apre una domanda. Ti permette di raccogliere informazioni utili per scegliere. Un piccolo esercizio: quattro righe prima di reagire La prossima volta che un silenzio ti fa soffrire, prendi un foglio e completa queste quattro frasi. 1. Il fatto che posso descrivere è… «Ho scritto questa mattina e non ho ancora ricevuto risposta.» 2. Il significato che gli sto dando è… «Penso di non essere importante per questa persona.» 3. Quello che so e quello che ancora non so sono… «So che oggi lavora. Non so se abbia letto il messaggio o perché non abbia risposto.» 4. Una risposta che posso scegliere è… «Posso aspettare, dedicarmi a ciò che avevo programmato e, se questa situazione si ripete, parlarne direttamente.» L’esercizio non serve a cancellare ciò che provi. Serve a rendere visibile il passaggio tra un evento, la tua lettura e la risposta che stai per dare. Da qui comincia una scelta Nel Metodo S.C.E.L.T.A.® parto dal significato: che cosa rappresenta per te ciò che è accaduto? Da quella domanda puoi osservare l’emozione, verificare la tua lettura della realtà e cercare una possibilità di azione diversa. A volte il primo passo è molto piccolo: «Sto soffrendo. Prima di reagire, voglio capire meglio.» Potresti scoprire che avevi interpretato troppo in fretta. Oppure potresti riconoscere un comportamento che non vuoi più accettare. In entrambi i casi, avrai più elementi su cui basare la tua scelta. Pensa a un episodio recente: quale fatto hai osservato e quale conclusione ne hai tratto? Puoi raccontarlo nei commenti, se ti va, senza nomi o dettagli privati. Se desideri approfondire questo percorso, nella pagina di Metodo S.C.E.L.T.A.® – Volume I: Imparare a vedere, su www.alexrisso.it, puoi richiedere gratuitamente l’introduzione e il primo capitolo. Alessandra RissoMental Coach – Trainer – Autrice

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